sabato 24 marzo 2018

La Germania fra la peste dell'unione di trasferimento e il colera della fine dell'euro

Le élite politiche ed economiche tedesche sono di fronte ad un bivio: da un lato la peste dell'unione di trasferimento dall'altro il colera delle conseguenze politiche e geo-strategiche della fine della moneta unica. Ne parla in 140 pagine uno studio appena pubblicato dal Feri Cognitive Finance Institute di Francoforte e rilanciato da WirtschaftsWoche in un articolo le cui conclusioni sono alquanto chiare: l'equilibrio della moneta unica è molto precario, la fine dell'euro non è da escludere. Da wiwo.de


Fino al 2015, almeno fino all'escalation della crisi dei migranti, non c'era una domanda che occupasse la politica europea piu' di questa: l'unione monetaria può' essere tenuta in piedi senza che i membri vacillanti, la Grecia in primo luogo, debbano lasciare l'eurozona? La questione sembrava aver ricevuto una risposta definitva: la fine dell'unione monetaria non è piu' all'ordine del giorno. O almeno questo è il messaggio che da allora i governanti di Bruxelles e delle capitali dell'eurozona e della BCE di Francoforte continuano a proclamare in maniera piu' o meno credibile. Anche al prossimo vertice UE di giovedì e in quello dell'eurozona di venerdi' nessun capo di governo esprimerà dei dubbi ad alta voce.

Dall'inizio della crisi greca nel 2010 il rimedio è sempre stato lo stesso, come ha recentemente spiegato Hans-Werner Sinn al presentatore televisivo Markus Lanz: "la crisi è sempre stata superata mettendo sul tavolo il portafogli del contribuente, essenzialmente di quello tedesco. E nel farlo è stato detto: non abbiate paura investitori, mettete pure i soldi sulla Grecia & Co., nel dubbio saranno i tedeschi a ridarveli  indietro". Insieme alla politica di enorme espansione monetaria della BCE, si è trattato più' che altro di una sospensione o di un tentativo di gestione della crisi, ma non c'è stata una reale rimozione delle cause sottostanti.

Un recente studio del Feri Cognitive Finance Institute di Francoforte accompagna in circa 140 pagine le profezie della Cassandra Sinn verso il vertice UE di questa settimana. La conclusione di questa indagine argomentativa basata sulla teoria dei giochi è la seguente: "Il crollo della moneta unica non è affatto da escludere".

Le proposte di riforma fatte dal Presidente francese Macron, tanto celebrate anche in Germania, secondo l'autore dello studio nonché presidente del Feri-Instituts, Heinz-Werner Rapp, non sono affatto risolutive: l'unione monetaria è un "cantiere incompleto" i cui principali "difetti di costruzione" e "il rischio incidente" non possono in alcun modo essere rimossi, al massimo nascosti. Anche nelle attuali proposte di Parigi si tratterebbe piu' che altro di reperire nuove risorse finanziarie per continuare a spingere l'attuale politica "sia attraverso nuove opportunità per la creazione di debito pubblico, oppure piu' pericolosamente - attraverso la socializzazione dei rischi". Nel grande discorso alla Sorbona di Macron del settembre scorso si diceva letteralmente: "abbiamo il dovere di finanziare i beni comuni, al cui vertice c'è la moneta unica. Abbiamo quindi bisogno di maggiori investimenti e di mezzi per la stabilizzazione in caso di crisi economiche". Investimenti, risorse - quindi denaro.

I motivi principali per "la fragilità concettuale, istituzionale ed economica" dell'euro sono fondamentalmente i conflitti di interesse, le incomprensioni e le contraddizioni "concettuali e filosofiche" fra Germania e Francia, in quanto principali paesi dell'eurozona. Queste contraddizioni, accettate con garbo e leggerezza nell'ambito del primato della politica nella fase iniziale della moneta unica costituiscono ora un "terreno pericoloso denso di fratture e complessi fattori di rischio", che mettono a repentaglio l'esistenza stessa dell'unione monetaria.

Rapp individua diverse linee di rottura. Prima di tutto morali - nel caso estremo, l'inganno deliberato in merito alla situazione delle finanze greche al momento dell'ingresso nell'unione monetaria. Ancora piu' profonda: l'eterogeneità economica degli stati membri in relazione alla competitività, all'indebitamento e alla flessibilità delle istituzioni e delle strutture. E ancora strettamente collegata è la linea di rottura concettuale che è stata aperta dal sistema dei saldi Target: originariamente inteso come un sistema di compensazione interno per i flussi di pagamento, in seguito si è trasformato in un sistema di lettere di credito senza controllo. Un sistema fatto "di prestiti per la creazione di denaro", come indica lo studio citando Hans-Werner Sinn. Ed è altamente improbabile che la Bundesbank tedesca, di fatto il principale creditore, sarà mai in grado di incassare questi prestiti vantati nei confronti del sud-europa.

A ciò' si aggiungono le "linee di faglia sistemiche". Sono diventate evidenti durante l'eurocrisi, soprattutto nelle misure di aggiustamento e con le evidenti tracce lasciate nella struttura istituzionale dell'unione monetaria (non ultimo il pacchetto di salvataggio ESM). Queste misure svalutano l'insieme originale delle regole del trattato di Maastricht - soprattutto la clausola centrale del "No-bail-out" che proibiva esattamente tali misure di salvataggio.

Al di là delle proteste ufficiali, queste misure hanno liberato i governi dei paesi in crisi dalla pressione immediata di dover agire. In termini di teoria dei giochi: l'esperienza di un giocatore, le cui violazioni aperte delle regole non gli procurano nessuna punizione, ma al contrario, gli garantiscono il supporto degli altri giocatori, conduce direttamente all'azzardo morale, in altre parole al free-riding. 

La prospettiva di forti sconvolgimenti economici e soprattutto politici, che potrebbero esserci in caso di totale rottura della zona euro, potrebbero tuttavia non essere un motivo sufficiente per spingere i politici al governo, soprattutto in Germania, "a fare almeno quei passi minimi che potrebbero ancora evitare una rottura della zona euro".

La prospettiva futura piu' probabile per l'unione monetaria "è una graduale transizione verso una costosa ed inefficiente unione di trasferimento". In considerazione di queste riflessioni legate alla teoria dei giochi, Rapp ipotizza che nel frattempo una riforma di fondo che introduca trasferimenti crescenti e dalla durata incondizionata diventi sempre piu' improbabile, poiché gli incentivi per gli attori nazionali tendono a ridursi. Le conseguenze implicite sarebbero: "un significativo aumento dei trasferimenti e un aumento costante dei rischi futuri, soprattutto per la Germania".

La via verso l'unione di trasferimento perciò' secondo Rapp "non è solo una dichiarazione di bancarotta nei confronti di tutte le precedenti promesse di voler creare un'unione monetaria stabile; l'unione di trasferimento porta con sé ulteriori perturbazioni nella zona euro". I trasferimenti non potrebbero stabilizzare in maniera definitiva e a lungo termine l'unione monetaria, ma causerebbero sempre nuove crisi, generate da violazioni delle regole rimaste impunite. Risultato: una unione di trasferimento fragile. 

L'alternativa all'unione di trasferimento permanente, non necessariamente impossibile, sarebbe l'uscita dei singoli stati membri. A poterlo fare sarebbero, secondo Rapp, i membri piu' piccoli ed economicamente forti come l'Austria o la Finlandia, perché per loro a un certo punto l'incentivo a lasciare l'unione potrebbe diventare piu' forte rispetto al vantaggio di rimanere, che invece imporrebbe obblighi crescenti.

Una tale riduzione di perimetro oppure il completo collasso dell'eurozona è ipotizzabile anche come uno scenario di lungo periodo all'interno di una unione monetaria da tempo sempre infruttuosa e sempre piu' costosa. Per la Germania, economicamente forte, ma per ragioni politiche senza opzioni di uscita - l'unione monetaria in futuro significherà sempre piu' una scelta fra la peste e il colera - oppure entrambe le malattie uno dietro l'altra.

Alla peste dell'unione di trasferimento e al colera dei possibili sconvoglimenti causati dal crollo dell'euro, per la Germania, ma alla fine anche per il resto d'Europa, si aggiunge un'altra malattia, che temporaneamente potrebbe coincidere con le altre due, come chiarito da Hans-Werner Sinn nella trasmissione di Markus Lanz: cosa succederà fra 15 anni in Germania quando i babyboomer andranno in pensione e vorranno ricevere una pensione finanziata da quei figli che non hanno mai avuto? Le richieste di trasferimento dei beneficiari interni si troveranno a concorrere con quelle degli altri paesi europei. E entrambi dovranno affrontare gli interessi del gruppo sempre piu' debole, che invece dovrà finanziare tutti: il contribuente.

6 commenti:

  1. Oltre la paeste ed il colera non ci sta pure bene la gonorrea per i dazi che l'amministarzione USA é intenzionata a mettere?

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  2. quelli sembrano solo minacce

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  3. Concordo con la tesi del prof.Sinn, bisogna capire cosa si intende con 'trasferimenti' fiscali all'interno dell'eurozona. Che noi inseriamo il reddito di cittadinanza e parte di esso lo pagano le altre nazioni? Che in Grecia aumentano le pensioni e parte della copertura finanziaria viene dalla UE? Oppure più realisticamente opere pubbliche vengono finanziate con finanziamenti europei? Però in questo caso può la UE dire la sua o fare solo da Bancomat? Tradotto il MOSE o l'autostrada BREBEMI decidiamo noi di farli e mandiamo parte del conto a Bruxelles oppure la Commissione UE può dire la sua? E in questo secondo caso i nostri amministratori sarebbero d'accordo? Io ho seri dubbi che intendano coinvolgere enti istituzionali esterni in decisioni come questa. Io concordo che è necessario aumentare la dotazione finanziaria della UE ma non nel senso che poi i trasferimenti fiscali ricalchino quelli qui in vigore tra nord e meridione.

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    1. "ma non nel senso che poi i trasferimenti fiscali ricalchino quelli qui in vigore tra nord e meridione".che sono gli unici efficaci (e del resto riguardano non solo l'italia meridionale ma anche la germania est)....l'alternativa è la desertificazione demografica del sud europa (dopo quella industriale...)

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    2. ma non si potrebbe bannare dal Blog questo Cocucci?
      Perchè chi parla di aumenti delle pensioni in Grecia è solo un troll che non deve avere spazio per esprimersi.

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    3. @Luca Tonelli25 marzo 2018 17:22

      ma non si potrebbe bannare dal Blog questo Cocucci?

      Ma no é una voce dissidente ma che ben argomenta le sue convinzioni che personalmente trovo utilissima.

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